Zuppa lombarda ricetta povera toscana

La zuppa lombarda è una ricetta povera toscana, a base di fagioli cannellini e pane raffermo, un piatto umile ma buonissimo della tradizione contadina.

Perché allora si chiama lombarda?
Sembra che il nome del piatto abbia avuto origine intorno al 1890, anno in cui si costruì il tratto ferroviario Firenze-Faenza.

Gli operai che vi lavoravano erano per la maggior parte della Lombardia ed erano sottoposti a lunghi turni lavorativi.

A fine serata gli operai erano affamati e stanchi, le trattorie erano già chiuse e si dice che qualche contadino della zona gli offrisse conforto con una zuppa calda semplicissima, fatta con ingredienti poveri, come il pane raffermo e l’acqua di cottura dei fagioli.

Da qui prese il nome di “zuppa per i lombardi“.

La ricetta di questa zuppa è di una semplicità estrema, ma è così buona, genuina e saziante che ne rimarrete stupiti.

I legumi infatti (compresa la loro acqua di cottura) sono un alimento veramente prezioso, ricco di fibre e sali minerali, di ottime proteine vegetali e anti-colesterolo!

La zuppa lombarda si gusta con del pane toscano raffermo abbrustolito, fagioli cannellini lessati e dell’ottimo olio extravergine di oliva.

Vediamo subito la ricetta.

Zuppa lombarda ricetta povera toscana

Zuppa lombarda ricetta povera toscana

Ingredienti

  • 300 g di fagioli cannellini secchi (l’ideale sarebbero gli zolfini)
  • 400 g circa di pane toscano – meglio se raffermo
  • 1 spicchio di aglio (facoltativo)
  • un rametto di salvia fresca
  • sale
  • pepe nero
  • qualche cucchiaio di ottimo olio extravergine d’oliva

Zuppa lombarda ricetta povera toscana

Preparazione

  1. La preparazione della zuppa lombarda è semplicissima, a patto che si cuociano nel modo giusto i fagioli cannellini.
  2. I fagioli cannellini sono una varietà di fagioli dal sapore delicato che ben si abbinano sia a ricette di mare che di terra.
    La qualità più pregiata sono gli zolfini, piccoli e con la buccia sottile. Per non sbagliare la cottura seguite questo procedimento.
  3. Tenete i fagioli in ammollo in acqua fredda per tutta una notte. Al mattino seguente saranno raddoppiati di volume e avranno assorbito parte dell’acqua.
  4. Scolateli, sciacquateli con acqua corrente e trasferiteli in una pentola capiente ricoperti di abbondante acqua fredda.
  5. Portate a bollore l’acqua, non aggiungete sale in questa fase ma solo all’ultimo.
  6. Una volta raggiunto il bollore mettete il fuoco al minimo e lasciate cuocere i fagioli per circa 35-40 minuti tenendo la pentola semicoperta.
  7. Potete aggiungere qualche foglia di salvia che in cottura emanerà tutto il profumo.
  8. Assaggiate i fagioli e se sono cotti spegneteli, lasciandoli nella loro acqua.
  9. Adesso prendete delle fette di pane toscano raffermo e fatelo abbrustolire o tostare nel forno. Se gradite potete strofinarlo con dell’aglio ma non è necessario.
  10. Posizionate le fette di pane (1 a persona) in una scodella e versatevi sopra due mestoli di fagioli con la loro acqua ancora bollente.
  11. Aggiungete un po’ di sale, una dose generosa di pepe nero e dell’ottimo olio extravergine di oliva.
  12. Infine gustate la vostra zuppa lombarda bella fumante!

Presa da un vecchio ricettario di cucina, pubblichiamo questa poesia sulle origini della zuppa lombarda, inviataci da un nostro lettore, Roberto G.

Storia della zuppa lombarda

A mezz’estate quando il caldo punge
Arriva l’tempo della “zuppa matta” .
Col pane fermo che l’ampolla unge                

Con l’aglio e la salvia è cosa fatta.
Ma la Giorgina questa squisitezza
Di fagioli cotti nella pignatta

Dicea Lombarda senza dar contezza.
Ragion di questo nome mai fu chiesta          
Impegnati a mangiar tanta ricchezza .


Anni più tardi in un dì di festa
Mi sovvenne di preparar il brodo
Che sazia chè nel piatto nulla resta

“Finalmente in Toscana fu l’approdo
Tu che nascesti in quel di Lombardia”
Dissi – al commensale dal corpo sodo

“E’ la tua zuppa e tu sai ben che sia
Chè ‘n quella terra questa broda nacque”
“ In ver non saprei ben che cosa sia”

 Ei rispose e dubbioso poi si tacque .
“La broda dei fagioli a dirla tutta
A noi bresciani invero mai non piacque
preferiamo mangiar la pastasciutta”  .

Qual la ragione di chiamar lombardo
Uno mangiar che la Toscana tutta

Apprezza come già la gatta il lardo ?
Forse l’usanza vien dal Mantovano?
O da Lecco oppure da Cunardo ?

Forse il motivo viene da lontano
E pensai di scoprirne la ragione
Prendendo della storia i libri in mano .

Di due secoli or son nella stagione
In Toscana pensaron di rifare
Le vecchie strade che eran cagione

Di fatiche e di stanchezze amare
Su per i monti che a Faenza vanno
In quel di Romagna infino al mare 

Dice un libro come le cose stanno :
un’opera di grande levatura
fatta con grandi mezzi e senza inganno

Progetti, soldi e tanta premura
Per dare ai toscani finalmente
Una degna e bella infrastruttura

In quel di Caldine immantinente
Fu creato il cantiere a quel che pare
Per iniziare l’opra celermente .

Dovettero pensar a che inventare
Quando s’avvider che non c’eran braccia
di toscani bastanti a l’opra fare

Pensarono così di cercar traccia
Di lavoranti destinati all’uopo
Da impiegare in questa grande caccia

Nel Lazio e nella Puglia con lo scopo
Di aver mani atte alla bisogna
Tentaron senza mai trovar un dopo .

Infine dove l’Adda scorre e sogna
Trovaron gente adatta alla fattura
Di quest’opre che per i più son gogna            

Da quel di Valtellina in gran misura
Dunque arrivaron questi stradaioli
In quel di Firenze a prender cura .

Scavi, scassi, buche e muriccioli
Gente usa a far lavori duri
Lombardi eran detti o cavaioli .                   

Baracche basse con i tetti scuri
Furon fatte per ospitar la gente
Di muratura che nel tempo duri  

I fiorentini sempre più sovente
Per amicarsi questa gente franca
Solean portare cibo prontamente

Per rinfrancar che la fatica stanca
Verdura, pollame e “zuppa matta”                                
Ben condita che l’olio mai non manca

“Che pietanza è questa che tu hai fatta? ”
Chiedeva il pievano alla servente
“La zuppa pei Lombardi messa in latta

che nutre ‘l corpo e forse anche la mente”
“ Poveracci, son proprio gente onesta,
cuore in man che lavora duramente  “

Nei giorni di lavoro e i dì di festa
La zuppa di fagioli era portata
Con quell’altre vivande nella cesta

E ‘l nome della zuppa fu cambiata
In “Lombarda ” che nulla ha che spartire
Con la terra dove questa gente è nata

(come spiedo o polenta sto per dire)
Ma con quella in ver che l’ha ospitata.
Il succo della storia fa capire

Che i nomi dalle cose prendon data
Ma se i primi la testa li ha serbati
poi dell’altre se n’è dimenticata .

 

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