Lo si potrebbe definire “un trovatello”. Il Paradise infatti è uno dei cocktail dall’origine più controversa ed è assai arduo attribuirne a qualcuno con sicurezza la paternità. Il dato certo è la sua presenza in alcuni libri dei primi decenni del secolo scorso. Il primo a farne cenno sembra sia stato Jacques Staub nel suo ricettario del 1913; successivamente compare in quello di Robert Vermeire, risalente al 1922. Ultimo in ordine cronologico, anche se da taluni accreditato come autentico ideatore del drink, è Harry Craddock che lo incluse nel famoso manuale del 1930.
Ma, in fin dei conti, cosa importa? Chiunque ne fu l’ideatore, il Paradise è stato e rimane uno dei cocktail più richiesti e apprezzati da appassionati e non. La permanenza ininterrotta nella lista ufficiale IBA , semmai servisse, ne è la prova cristallina. Attualmente è inserito nella categoria Unforgettables.
Gradevole alla vista per il tono vivace del giallo che induce chi lo guarda ad assaggiare, in bocca è una autentica esplosione di sapore. La discreta gradazione alcolica, conferendo al gusto un certo spessore, invita a centellinarne i sorsi prolungando il piacere che delizia il palato.
Immancabile fra i drink generalmente gustati come aperitivo, il Paradise è anche un ottimo after dinner ed è ideale da servire per un brunch.
Tre soli ingredienti, nessuna guarnitura… semplicità ed essenza che diventano sapore. Scoprite subito come seguendo la nostra ricetta!
